Altro che posto fisso
Anche Mario Monti, come avevano già fatto altri responsabili di governo prima di lui, da Massimo D’Alema a Maurizio Sacconi, ha avvertito i giovani che non troveranno la sicurezza nel posto fisso per tutta la vita. Fin qui, niente da eccepire. Non seminare inutili illusioni fa parte della responsabilità di chi ha la responsabilità di governare, e sarebbe auspicabile anche in chi si oppone, se punta a costruire un’alternativa e non solo a fomentare proteste senza sbocco.

Anche Mario Monti, come avevano già fatto altri responsabili di governo prima di lui, da Massimo D’Alema a Maurizio Sacconi, ha avvertito i giovani che non troveranno la sicurezza nel posto fisso per tutta la vita. Fin qui, niente da eccepire. Non seminare inutili illusioni fa parte della responsabilità di chi ha la responsabilità di governare, e sarebbe auspicabile anche in chi si oppone, se punta a costruire un’alternativa e non solo a fomentare proteste senza sbocco. Quello che invece non è convincente è l’osservazione del premier secondo cui il lavoro fisso non è desiderabile perché è “monotono”. Invece di far apparire una necessità oggettiva come qualcosa di desiderabile, il che diventa addirittura irritante per chi si deve barcamenare tra disoccupazione e precarietà, Monti deve trovare la soluzione, ovviamente tutt’altro che semplice, al problema di come garantire un minimo di sicurezza, non più legata al posto fisso. Questo richiede profonde riforme, sia del sistema formativo, che va adattato a una situazione in cui la professionalità deve essere costantemente aggiornata, sia dei meccanismi di protezione sociale, oggi prevalentemente costruiti per prolungare le garanzie a chi è inserito nel settore già più protetto del mercato del lavoro. Non sono solo i giovani a doversi adeguare alla nuova situazione, ma anche le strutture pubbliche e private che li mettono in rapporto con il mondo del lavoro e che sono gravemente arretrate.
Senza un progetto serio per favorire l’inserimento professionale dei giovani, senza un sistema di formazione permanente e di riqualificazione, senza una costruzione concreta dei pilastri della cosiddetta flexsecurity, si rischia di cadere in una sorta di retorica giovanilistica, come quella di José Luis Rodriguez Zapatero, che ha portato a un tasso di disoccupazione giovanile, in Spagna, superiore al 50 per cento. In una fase difficile, attraversata da mutamenti che mettono in crisi tutte le sicurezze, è ragionevole puntare sul futuro dei giovani come punto focale delle scelte politiche ed economiche. Bisogna, però, farlo concretamente, attraverso misure incisive di riforma che investano settori che sono bloccati da croste conservatrici e da interessi corporativi. Parlarne troppo, invece, può diffondere sfiducia e delusione, proprio perché gli effetti saranno comunque non immediati mentre l’insicurezza giovanile è sempre più diffusa.
Senza un progetto serio per favorire l’inserimento professionale dei giovani, senza un sistema di formazione permanente e di riqualificazione, senza una costruzione concreta dei pilastri della cosiddetta flexsecurity, si rischia di cadere in una sorta di retorica giovanilistica, come quella di José Luis Rodriguez Zapatero, che ha portato a un tasso di disoccupazione giovanile, in Spagna, superiore al 50 per cento. In una fase difficile, attraversata da mutamenti che mettono in crisi tutte le sicurezze, è ragionevole puntare sul futuro dei giovani come punto focale delle scelte politiche ed economiche. Bisogna, però, farlo concretamente, attraverso misure incisive di riforma che investano settori che sono bloccati da croste conservatrici e da interessi corporativi. Parlarne troppo, invece, può diffondere sfiducia e delusione, proprio perché gli effetti saranno comunque non immediati mentre l’insicurezza giovanile è sempre più diffusa.